Amarcord piemontese: emozioni e incantesimi nell’opera di Federigo Sclopis

Nel novantesimo anniversario della nascita di Federigo Sclopis (Torino, 14 aprile 1929 – 18 maggio 1996), la Fondazione Filatoio Rosso di Caraglio propone un omaggio attraverso l’esposizione di un nucleo di 60 opere inedite dell’artista torinese, date in comodato al Filatoio da parte della moglie Marie Josée Sclopis Todescato. Curata da Ivana Mulatero, la mostra sarà ospitata dal Filatoio fino al 21 luglio.

Le opere di Federigo Sclopis sono dedicate prevalentemente ai protagonisti di un’umanità di provincia, in particolare quella cuneese, da lui così amata, nei soggiorni in valle o a Dronero, da cui proveniva la madre. Un mondo semplice e autentico, ormai sempre più difficile da trovare nel nostro magma culturale, che traspare anche nei quadri che celebrano i riti paesani fra cui la Banda e La processione o il ciclo delle Osterie. Marie Josée Sclopis, consorte del pittore e compagna nei suoi numerosi soggiorni in queste valli, ha scelto il Filatoio di Caraglio come luogo ideale per ospitare il lavoro del marito.
Il catalogo, a cura di Ivana Mulatero, con la collaborazione di Albina Malerba e del Centro di Studi Piemontesi, sarà il primo studio dedicato all’opera completa di questo pittore, stampato da Il Pennino editore.

Semplice, ma pittoricamente ricco e complesso, il poetico “piccolo mondo antico” di Sclopis si confronta con molti esponenti delle prime avanguardie storiche, l’espressionismo fra tutti come anche il post-impressionismo e i Nabis, ma non ne fa propria nessuna, nemmeno le figure da fiaba di Francesco Tabusso, non distanti dalla sua poetica. Così, come non si appiattisce, pur amandola, sulla tradizione pittorica naïf. Da tutte egli trae spunto per dare vita a uno stile particolarissimo da cui traspare questo mondo, “Il teatrino di Federigo” composto da pastori intabarrati, spose rubizze, ostesse gioviali e frati paciosi, mirabolanti figurine di una scena venata di sottile umorismo e lieve malinconia. Il teatrino altro non è che una lente deformante e un luogo di accadimenti dove tutto è virtualmente possibile. Non a caso, Federigo Sclopis ha per lungo tempo accarezzato l’idea di un suo esclusivo teatrino da camera, dove rappresentare commedie impossibili, come quella – tutta alla Ceronetti – che prevedeva il funambolico dialogo tra Vittorio Emanuele e Cavour in un pubblico vespasiano. Il sogno è rimasto a mezzo, lasciando il teatrino orfano di marionette incompiute.
È una mostra stimolante quella che la Fondazione Filatoio Rosso di Caraglio propone nella sua sede dal 14 aprile 2019 al 14 luglio 2019, avvincente per l’originalità delle opere, innanzitutto, ma anche per il filo conduttore individuato per presentarle.
Dal 15 luglio la mostra sarà riallestita nelle Sale Auliche del secondo cortile del Filatoio.

Per i visitatori, Federigo Sclopis sarà una clamorosa riscoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i più “eccentrici” protagonisti dell’arte italiana nel secondo Novecento, con la quale si è misurato per tutta la vita in un totale autodidattismo, traendo la cultura visiva dalle radici della sua nobile e illustre famiglia piemontese che ha dato i natali a figure di spicco come il disegnatore e incisore all’acquaforte, Ignazio Sclopis del Borgo (1727 – 1793), vedutista topografo del re Vittorio Amedeo III.

Mostra promossa da Fondazione Filatoio e Comune di Caraglio.
Con il contributo della Banca di Caraglio e con il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Mostra visitabile dal giovedì al sabato dalle 14.30 alle 19.00 (la biglietteria chiude un'ora prima) e la domenica e i festivi dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude un'ora prima).

 

Per maggiori informazioni: info@fondazionefilatoio.it - 0171/610258

 

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